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  05 Febbraio 2012
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  19 Febbraio 2012
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La storia del Carnevale Cremasco
 
Il Gran Carnevale Cremasco è una festa padana storica che nei secoli aveva perso smalto, fino a passare inosservata nella prima metà del Novecento. Eppure la tradizione, che oggi riprende tutto il suo vigore, parla di una festa caliente.
Le prime tracce documentate risalgono addirittura al XV° secolo quando la città era sotto il dominio di Venezia, la Serenissima.
Era allora un evento che richiamava tantissime persone da tutte le località della zona ma che spesso era al centro di episodi che attualmente sarebbero definiti di cronaca nera. Basti pensare alla lettera giunta al podestà di Crema nel 1661, nella quale si elogiava il governante perché finalmente la manifestazione si era svolta "senza incidenti mortali, ammazzamenti, duelli e coltellate".
Già, perché il Carnevale che per secoli rappresentò un'occasione per disinibirsi e sentirsi tutti uguali dietro la maschera, si trasformava spesso, sulla scia dell'euforia e dell'alcool, in un girone infernale.
Nel 1861, anno dell'Unità d'Italia e quindi in un clima teso e di paura per le cospirazioni, divenne addirittura obbligatorio presentarsi preventivamente al questore, comunicando come e da cosa ci si sarebbe mascherati. Lentamente poi lo show si placò, fino ad avere un blocco con l'inizio della Grande Guerra.
 
Gli anni ruggenti
Dopo la parentesi della seconda guerra mondiale il periodo d'oro della stagione carnevalesca si compie negli anni cinquanta. Ad opera del comitato "Pro Crema" nel '53 il Carnevale Cremasco risorge e cresce fino a perdere i caratteri iniziali di sporadicità e di festa privata, riuscendo a coinvolgere l'intera comunità ed assumendo dimensioni regionali (si contano fino a 50.000 presenze).
 
Ancora riflusso
Appare nel '59 su di un giornale locale ("II Torrazzo" 14 febbraio 1959), un titolo estremamente significativo "Carnevale floscio, quaresima ardente". Iniziano gli anni del boom economico e con essi prende avvio un processo di letargo "dei mascheroc", l'imborghesimento porta alla conseguente privatizzazione della festa. Negli anni '70 si scenderà in piazza solo per protestare e con cortei politicizzati.
 
Il Carnevale Cremasco di oggi
Dopo quasi trent'anni di sordina, grazie al martellante interessamento di Antenna 5 nel 1985 si costituisce un comitato formato da associazioni e gruppi volontari: GTA, Bar Fiori, Gruppo Pantelù, Gruppo Carnival Of Humor.
Ancora una volta ritorna la voglia di Carnevale. Alla consuetudine dei carri allegorici, che sfilano per le vie del centro storico illustrando i temi del momento (la destata sensibilità ecologica, il rifiuto del nucleare, la guerra del Golfo, le stangate finanziarie, i problemi del risparmiatore), viene intelligentemente sollecitato il coinvolgimento degli alunni delle scuole di ogni grado, dei quartieri, dei borghi, dei bar e degli oratori. In Crema si respira il clima di attesa degli anni cinquanta.
II miracolo del Carnevale permette il costituirsi di una partecipazione spontanea e gratuita che accomuna giovani e pensionati. La preparazione artigianale dei carri allegorici e dei costumi dà vita ad una forma di volontariato sconosciuta, quella di chi impegna il tempo libero per offrire alla comunità una giornata di spensieratezza e assicura la continuità di una tradizione storica e culturale.
Mesi di lavoro passati al freddo ed al caldo nei capannoni con il febbrile compito di preparare l'allestimento dei carri e costruire i "mascarù" (le grandi sagome di cartapesta) con tecniche decennali ormai collaudate.
Ma la realizzazione di questa iniziativa incontra sempre nuove difficoltà, via via superate solo grazie alla paziente disponibilità dei benemeriti organizzatori.
E' grazie alla loro caparbietà che ancor oggi Crema può vantare di avere uno dei più grandi e partecipati carnevali della Lombardia.